Scrivere racconti e poesie spesso è più utile a chi scrive piuttosto che a chi legge. Leggere è passivo, può essere fatto nei momenti più disparati e non sempre necessita della dovuta attenzione. Scrivere è mettersi in gioco, scommettere sulle proprie capacità, a volte vincere.
Due giorni fa ho provato per la prima volta a scrivere quello che viene definito acrostico: un componimento in versi in cui la prima lettera di ogni riga forma una parola o una frase estranee al testo stesso. Una sorta di scatola cinese tutta da esplorare. Per ora lascio che il mio tentativo rimanga tale: ho provato a inviarlo al giornale studentesco Inchiostro, dell’Università di Pavia, senza ricevere risposta. Magari semplicemente non è piaciuta, oppure la troverò pubblicata sul prossimo numero. La dedica è per Serena, una ragazza speciale che un giorno, forse, verrà a sapere della mia esistenza.
Avrei ancora mille cose da dire a questo sito vuoto, ma i miei occhi non sono dell’idea. Un tempo avrei forzato le cose e sarei andato avanti, ma l’entropia che governa l’universo è destinata ad aumentare, rendendo questo mondo sempre più piatto. Così seguirò questo nuovo istinto e mi risveglierò con la luce del sole.
Buona notte, mondo.